Aziende grafiche | 13/07/2010
Arriva il salvataggio per Le Monde Imprimerie
Un terzetto di super-ricchi – il banchiere Matthieu Pigasse, l’industriale Xavier Niel e Pierre Bergé, compagno di Yves Saint Laurent - si è aggiudicato il quotidiano francese Le Monde che navigava da almeno dieci anni in brutte acque, con un debito di 100 milioni di euro, una perdita di un quarto della diffusione e una contrazione sostanziosa dei ricavi pubblicitari. Si pensi solo che la versione online del giornale parigino, Le Monde Interactif, vale oggi più della casa madre.
Ci hanno provato in tanti a mettere le mani su Le Monde, da L’Espresso di Carlo De Benedetti allo svizzero Ringier, allo spagnolo Prisa che controlla El Pais fino a Claude Perdiel proprietario di Nouvel Observateur ma, uno dopo l’altro, questi pretendenti si sono poi tirati indietro dopo aver guardato i conti dell’Imprimerie. A complicare le cose, nelle vicende del salvataggio economico del Gruppo, ci si è messo pure Sarko, fin troppo esplicito nell’esprimere dubbi su una cordata di personaggi a lui ostili. Cosa che è pari pari accaduta. Sì…perché Pigasse, Niel e Bergé, i nuovi proprietari, non sono certo uomini del Presidente.
Un’azienda grafica schiacciata dalla crisi
Le Monde Imprimerie (LMI in sigla) era, ed è, il vero buco nero di tutta questa faccenda, vista la gravissima situazione dei conti: nelle casse dell’azienda grafica mancano almeno 20, forse 25 milioni. Claude Perdiel, patron del Gruppo cui appartiene Nouvel Observateur - che insieme a Telecom Orange si era fatto avanti per acquisire il Gruppo Le Monde - aveva da subito inquadrato la faccenda. “ È l’imprimerie” aveva detto “ il vero problema, i conti in rosso dell’azienda grafica minacciano tutto l’equilibrio del sistema Le Monde”. Le Monde Imprimerie non stampa solo Le Monde ma anche The Guardian, Les Echos (gruppo LVMH) e tutte le edizioni di Journal du dimanche (che appartiene a Lagardère, azionista uscito da Monde).
Un parco macchine da sostituire e 270 addetti
Ma quali sono i motivi che hanno portato alla debacle dell’azienda grafica di Ivry-sur-Seine? Intanto un carico di 270 addetti che non ha retto alla crisi della carta stampata; poi un parco macchine decisamente vecchio, inadeguato alle richieste di qualità dei nuovi quotidiani, per finire un sostanzioso ridimensionamento di ordini dovuto a conflitti di interesse tra le commesse di stampa. L’azienda ha perso la commessa di Direct Matin (groupe Bolloré) e poi Arnaud Lagardère sta pensando ("très sérieusemet”) di ritirare la commessa di Journal du dimanche.
Sulla stampa francese gli appetiti della grande industria
Sul versante sindacale, si è detto che l’Imprimerie avrebbe beneficiato dell’acquisto almeno di una rotativa (per sostituire due vecchie macchine attualmente in funzione). Con 35/40 milioni di euro, hanno sempre detto i sindacati, si sarebbe potuto mettere tutto a posto. Per giunta, a guardarci bene, le Monde Imprimerie avrebbe anche potuto godere di fondi pubblici destinati alla modernizzazione delle imprese. Ma la modernizzazione, si sa, è un’arma a doppio taglio perché avrebbe comportato il ridimensionamento degli addetti. E questo è il motivo per cui i sindacati non hanno accelerato il ricorso ai fondi pubblici. Comunque sia, indebitata fino al collo, con una diffusione a picco e la pubblicità in caduta libera la stampa (almeno quella francese) suscita comunque gli appetiti della grande industria. Cosa che di certo fa piacere. Ma fa anche pensare…